COME GUADAGNARSI L’IMMORTALITA’

Non basta un articolo per descrivere questo campione, non basta forse nemmeno un libro o un documentario, ma proverò a descrivere quello che è stato per me Muhammad Ali, nato come Cassius Marcellus Clay.

Avevo 12 anni quando per la prima volta vidi le olimpiadi, ospitate ad Atlanta nel 1996, in televisione(quando ancora trasmettevano 24 ore su 24 tutte le specialità), non persi nemmeno una gara.

Tra le migliaia domande che feci a mio padre, ci fu anche questa: “Che sport è questo che si prendono a pugni?”.

Pugilato, rispose mio padre e subito continuò: “Il più forte di tutti è stato Cassius Clay! “.

Non capii subito il perché di questa sua affermazione o chi era questo pugile, ma con il tempo, i documentari ed internet mi resi conto che come salì lui su quel ring, non ci salì più nessuno.

Una storia commovente quella del giovane Alì.

Subì da piccolo fatti di razzismo, che lo resero molto sensibile, ma allo stesso tempo voglioso di rivincita e rivalsa.

A 12 anni incominciò a boxare e fu questo a salvargli la vita!

“Vola come una farfalla, pungi come un’ape”

Di padre malgascio e madre afroamericana, un bisnonno irlandese, nonché un antenato italiano…questo mix non poteva che portare ad un insieme di forza, intelligenza e astuzia.

Il suo esordio, nel 1954 lo portò lanciatissimo alle olimpiadi di Roma nel 1960, che vinse con straordinaria maestria e grinta da vendere.

Una delle sue frasi più famose fu…”Vola come una farfalla, pungi come un’ape”; e così fece.

Sul ring era magico…saltava come un grillo, ma con cadeva mai…resistente, cattivo, scaltro, tecnico come nessuno prima di lui…e probabilmente nessuno dopo.

Sconfisse tutti i suoi avversari più forti e storici, Frazier e Foreman su tutti; indimenticabile il primo mondiale vinto con il campione in carica Liston(che con la scorrettezza del sale sui guantoni, provò a battere Clay, senza riuscirci).

Totalizzò un totale di 61 incontri, di cui 56 vinti (40 per KO) e 5 persi.

Si ritirò nel 1981 e nel 1984 gli fu diagnosticato il Parkinson, malattia che lo porto ad un declino fisico, ma non mentale.

Era un uomo buono, e con altri personaggi dello spettacolo cercò di aiutare tutti coloro che erano afflitti dalla sua stessa malattia.

Indimenticabile il siparietto con Silvester Stallone, alla premiazione del suo Oscar per Rocky.

Che uomo incredibile, che persona profonda e buona.

Ha fatto tanto per lo sport, per noi, e per chi aveva bisogno; una vita piena di sofferenze, ma allo stesso tempo di grandi soddisfazioni.

Nessuno, nessuno può scordarsi di Mohammad Ali, Cassius Clay, uno dei pochi atleti, campioni e uomini a guadagnarsi…l’IMMORTALITÀ…

addio…e grazie…

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David De Maria

David De Maria

Appassionato tifoso della Roma e grande conoscitore dello sport in generale. Scrive di calcio e interviene come opinionista in diverse radio dedicate allo sport nella regione Lazio.

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